Barattoli di stelle

“C’era un tempo lontano un piccolo villaggio dove le case erano piccole costruzioni in legno, i tetti erano fatti di pietra, alle finestre vi erano tende colorate e i fiori sui davanzali. Il villaggio si trovava in mezzo ad un antico bosco fatto di grandi alberi, con i tronchi forti e i rami lunghi verso il cielo. Le persone che vi abitavano vestivano in modo colorato, con gonne larghe, pantaloni gonfi e stivaletti con i campanellini. La vita scorreva tranquilla, le giornate si susseguivano con lo stesso ritmo, come se si seguisse lo stesso copione da sempre… forse da troppo, infatti con il tempo questo aveva perso il suo significato, i colori sbiadivano, il suono dei campanellini si faceva più flebile. Piano piano tutto aveva perso la sua bellezza.

Vicino al villaggio scorreva placido un grande fiume, il cui suono si sentiva anche a grandi distanze e con il suo fluire aveva sagomato rocce e sassi. Sulla sponda vi era stato costruito un mulino in pietra con accanto una grande ruota di legno che si muoveva al ritmo dello scorrere dell’acqua e faceva girare la mola e i suoi ingranaggi. Nel mulino vi abitava un mugnaio tutto bianco a causa della farina in cui era sempre immerso, figura silenziosa e operosa. Le sue giornate seguivano il movimento della vecchia mola di pietra, versa il grano, setaccia, riempi i sacchi… Ogni tanto, se si guardava in direzione del mulino, si vedevano alzarsi nuvole bianche di farina come lo sbuffo di un camino.

Una mattina d’inverno ogni abitante del villaggio, al suo risveglio, trovò davanti alla sua porta un barattolo di vetro con un coperchio dorato, all’apparenza vuoto, e legato con un filo dorato un biglietto con sopra poche semplici parole “questa sera aprimi”. Quella mattina non si parlò d’altro, “chi era stato lasciare quei barattoli?” ci si chiedeva l’un l’altro. C’era chi pensava fosse uno scherzo di qualche buontempone, chi immaginava fosse passato un forestiero… Fatto sta che ognuno portò il proprio barattolo in casa, qualcuno lo lasciò sul tavolo, altri lo misero nella credenza, altri vicino al camino e tornarono alle proprie faccende

Alla sera tutti fecero ritorno alla proprie case, stanchi dalla giornata e si dimenticarono del barattolo di vetro con il coperchio dorato. Finché, calato il buio, tutto iniziò a illuminarsi, in ogni barattolo brillava una polvere come di stelle, dorata, calda. Gli abitanti rimasero affascinati e stupiti da quanto vedevano nei loro barattoli che avevano considerati vuoti. E dal villaggio iniziarono ad alzarsi risate e un brusio di voci gioiose.

Il mugnaio osservava la scena seduto sotto il portico del suo mulino e rideva, rideva di cuore, nei suoi occhi scorreva il ricordo di una notte lontana in cui saltando sopra una nuvola di farina arrivò a toccare le stelle; di come ne avesse raccolto i frammenti nel cielo e li avesse portati con sé. Di quando tornato a casa avesse passato le notti a macinare con la sua vecchia mola ogni frammento fino a crearne una polvere fine come la farina ma brillante come le stelle e l’avesse, poi, racchiusa nei barattoli aspettando di poterne fare dono al villaggio. Fu bello vedere la vita tornare nel cuore degli abitanti del villaggio.

Quella stessa notte i barattoli vennero aperti e la polvere di stelle uscì e avvolse ogni persona con il suo scintillio. Da quel giorno non smisero più sorridere e la vita riprese a girare come la vecchia mola mossa dal fiume.”

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